Archivio

Patrimonio

 

 

 

Nato nel 1950 per conservare la documentazione prodotta dal movimento di liberazione in provincia di Modena – primo Istituto provinciale a costituirsi in Italia dopo quello nazionale, nato l’anno precedente per iniziativa di Ferruccio Parri – l’Istituto storico di Modena dagli anni Novanta si è trasformato in istituto di storia contemporanea, ampliando i suoi interessi a tutto il Novecento. Ciò ha significato, riguardo ai patrimoni archivistici e librari, aprirsi alla società civile, accogliendo documentazione prodotta da partiti, sindacati, associazioni, imprese e singole personalità, evitando in diversi casi la sua dispersione e svolgendo un’azione di tutela di concerto con la Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Emilia-Romagna.

Quest’ultima ha dichiarato di notevole interesse storico il patrimonio archivistico conservato dall’Istituto, a oggi costituito oltre 150 fondi per circa 700 metri lineari di documenti. Un patrimonio che è in costante crescita, perché l’Istituto storico è riconosciuto come uno dei principali luoghi di conservazione e promozione della storia di Modena e del modenese.

 

L’archivio istituzionale

L’archivio dell’Istituto conserva carte a partire dal 1958, da quando cioè dispose di una propria sede (fino a quel momento la sede dell’Istituto era l’ufficio del sindaco di Modena Alfeo Corassori), che riguardano la propria attività. Di notevole interesse sono i materiali conservati dei corsi di formazione per insegnanti e dei convegni promossi dagli anni Sessanta in poi. Sono presenti anche le carte prodotte dal Centro di documentazione per la storia contemporanea, struttura creata dall’Istituto per censire tutti gli archivi storici presenti in provincia di Modena tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Nell’archivio sono conservati alcuni fondi di ricerca, relativi a progetti scientifici promossi dall’Istituto: si tratta di materiali relativi ai prigionieri anglo-americani salvati da modenesi, alle amministrazioni locali modenesi (elenchi degli eletti nei Consigli comunali dal 1945 al 1995), ai Notiziari della Guardia nazionale repubblicana, alle forze armate Alleate, alla deportazione e all’internamento militare in Germania, alle biografie dei caduti della Resistenza, agli antifascisti della provincia di Modena schedati nel Casellario politico centrale, alle carte prodotte dalle strutture periferiche del regime fascista tra il 1920 e il 1943.

Collegati all’attività dell’Istituto sono due fondi specifici di grande rilievo per lo studio della costruzione della memoria della deportazione in Italia: si tratta delle carte del Comitato promotore della manifestazione nazionale sulla Resistenza nei campi di sterminio che si svolse a Carpi nel 1955 e della Mostra nazionale sul lager nazisti promossa dall’Istituto tra il 1955 e gli anni Sessanta, che è stata fondamentale nella ‘scoperta’ della deportazione in Italia.

Gli archivi della Resistenza e della guerra civile

L’Istituto conserva la documentazione prodotta dalle diverse organizzazioni della Resistenza modenese. Tali carte sono state consegnate nel corso del tempo da diversi ex comandanti partigiani, e riguardano tutto il territorio provinciale. Tra i nomi più significativi si possono citare Umberto Bisi, Ermanno Gorrieri, Mario Ricci, Marcello Sighinolfi, Giuseppe e Norma Barbolini, Giovanni Vandelli, Mario Costi, don Nino Monari, Arrigo Boccolari, ecc. L’ultima importante acquisizione è di due anni fa, con la donazione dell’archivio personale del colonnello Carlo Zanotti ‘Garlan’, partigiano a Montefiorino nel gruppo democratico-cristiano, poi capo di stato maggiore della Divisione Bologna e infine membro dell’Ufficio stralcio del CUMER.

L’istituto conserva inoltre documentazione prodotta dalla Repubblica sociale, come i Notiziari della Guardia nazionale repubblicana (in copia), la raccolta delle principali testate edite nel periodo 1943-1945 (compresa la “Gazzetta dell’Emilia”, completamente digitalizzata), l’archivio di Bruno Piva, capo dell’Ufficio politico investigativo della GNR e quello di Elio Vocca, contenente decine di periodici del periodo fascista.

Una straordinaria fonte per conoscere il periodo è la Cronaca dell’occupazione nazi-fascista a Modena, redatta da Adamo Pedrazzi direttore dell’Archivio storico comunale durante la guerra. Si tratta di un dattiloscritto in tre volumi di oltre 3.000 pagine, corredato da sei volumi di documenti originali raccolti dall’autore e dai suoi collaboratori.

Archivi personali

L’Istituto conserva gli archivi personali di alcuni esponenti della politica e della vita sociale della provincia di Modena. Tra questi, per il periodo prefascista si possono citare l’archivio del senatore Alfredo Bertesi e del maestro socialista Renato Prati; per quello fascista le carte di Enzo Ponzi, fondatore del fascio modenese, e di numerosi antifascisti quali Dante Bizzarri, Enrico Sabbatini, Olinto Cremaschi, Celso Pirazzini, Luigi Benedetti, Primo Bellettini, Albano Franchini, Luigi Mattioli; per il periodo della guerra dei partigiani Gabriella Rossi, Filippo Papa, Renato Giorgi, Franco Bellei, Franco Bellei, Fermo Melotti, Mario Ricci, Antonio Ferrari; dal dopoguerra fino agli anni Settanta dei militanti e dirigenti politici Bruno Messerotti, Ennio Manzini, Ermelindo Vaccari, Enzo Gatti, Raniero Miglioli, Maurena Lodi, Paolo Pompei, Giuseppe Gavioli, Luciano Guerzoni, Silvio Miana.

In alcuni casi gli archivi riguardano persone attive nella ricerca di documentazione storica: è il caso, tra gli altri, di Ilva Vaccari, che ha condotto ricerche sulla resistenza nelle campagne modenesi, sui caduti antifascisti durante il Ventennio e sui caduti durante la Resistenza; di Ennio Resca, che ha raccolto parecchia documentazione sul movimento cooperativo modenese, sul Gregorio Agnini e sull’antifascismo; di Franco Beghelli, che ha individuato tantissime fonti originali sulle elezioni e i referendum che si sono svolti nel modenese tra il 1946 e il 2009, sul sindacato, sulla sezione socialista di Medolla e su quelle comuniste di Concordia, Finale Emilia, Camposanto e Solara, sull’azienda agricola Vecchi di San Prospero, sul Bosco della Saliceta e sul Centro quadrupedi di San Martino Spino.

 

Partiti e movimenti

L’Istituto conserva le carte di diverse organizzazioni politiche attive nella realtà modenese: il Partito nazionale fascista di Sassuolo, il Partito d’azione, il Movimento di unità popolare, le sezioni di Carpi e Spilamberto del Partito socialista italiano, il movimento comunista-anarchico modenese, la Federazione giovanile comunista italiana di Modena, la Federazione modenese del Partito comunista italiano, del PDS e dei DS e la Federazione modenese del Partito socialista italiano di unità proletaria.
Nei fondi privati sono conservate carte relative ad altre organizzazioni politiche o associative, come ad esempio il Partito socialista democratico italiano, l’Unione italiana del lavoro, Potere operaio, Federazione anarchica italiana, collettivi studenteschi e organizzazioni della nuova sinistra attivi negli anni Settanta, Comitato provinciale di solidarietà con il Cile, Comitato modenese per l’acqua pubblica, ecc.

 

Sindacati e imprese

In Istituto è conservato l’archivio della Camera confederale del lavoro di Modena, che comprende le carte relative alle strutture categoriali, alla Federazione CGIL-CISL-UIL per il periodo 1971-1984, alle Camere del lavoro comunali di Camposanto, Carpi, Castelfranco, Castelvetro, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, Mirandola, Pavullo, San Felice sul Panaro, San Possidonio, Spilamberto, Vignola. Della CGIL si conserva anche una importante collezione di circa 200 bandiere storiche.

Negli anni l’Istituto storico ha prestato attenzione agli archivi d’impresa, purtroppo con risultati limitati a causa dello scarso interesse alla tutela di questo materiale. In ogni caso, sono presenti carte relative all’Ente autonomo Adige-Garda, alla Fabbrica Ettore e Luigi Rizzi di Modena, alla SAMIS-Bellentani di Massa Finalese e all’Azienda agricola Friedmann di Nonantola. In ogni caso, nelle carte sindacali sono presenti numerosi fascicoli riguardanti la vita interna delle principali aziende modenesi.

 

Enti, istituzioni, associazioni

Tra la documentazione conservata si possono segnalare alcuni importanti archivi per la storia di Modena e della provincia. Il primo è l’archivio del Patronato pei Figli del Popolo (1873-2008), fondo archivistico di notevole interesse per la storia degli enti assistenziali modenesi, dell’infanzia e delle trasformazioni del welfare nel nostro territorio; l’archivio dell’Istituto di cultura popolare Lodovico Ferrarini, biblioteca circolante attiva tra il 1910 e il 1960 e divenuta nel ventennio la biblioteca della Federazione fascista di Modena; l’archivio dell’Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti; l’archivio fotografico dell’ANPI di Modena; l’archivio dell’Associazione nazionale combattenti e reduci di Modena.

  

Biblioteca, emeroteca, audiovisivi

Al patrimonio archivistico si aggiungono le collezioni librarie, costituite da oltre 40.000 volumi, 34.000 dei quali catalogati in SBN. Oltre alla biblioteca dell’Istituto, sono conservate le raccolte relative all’Istituto Ferrarini, alla Federazione comunista di Modena, alla Camera confederale del lavoro. Di rilievo le biblioteche personali di Ennio Resca, Ennio Manzini Franco Focherini, Lores Mussini, Silvio Miana e Giuseppe Gavioli.

L’emeroteca conserva circa 900 tra quotidiani e periodici. Di notevole interesse la collezione della “Gazzetta dell’Emilia” dal 1920 al 1975, quella de “L’idea nazionale” dal 1914 al 1922, de “l’Avanti” e de “l’Unità” dal dopoguerra, i fondi di riviste riguardanti il periodo fascista e il neofascismo (“Il Secolo d’Italia” e varie riviste neofasciste degli anni Sessanta e Settanta), i periodici politici e associativi usciti nel modenese nell’immediato dopoguerra. Infine, l’Istituto conserva centinaia di audiovisivi, disponibili soprattutto per le attività didattiche nelle scuole.

 

Fotografie e manifesti

L’Istituto conserva quasi 40.000 fotografie relative alla storia della provincia di Modena o di alcuni momenti della storia nazionale. I fondi più significativi riguardano la Prima guerra mondiale, la nascita del fascismo, il periodo del regime, la guerra di Etiopia, la guerra e la Resistenza, la vita politica e sociale di Modena nel dopoguerra. Conserva inoltre migliaia di manifesti politici e sindacali, e una notevole collezione – tra le più significative in Italia – di manifesti della Repubblica sociale italiana editi tra il 1943 e il 1945. Tali manifesti sono stati digitalizzati e sono consultabili nel sito www.manifestipolitici.it.

 

La consultazione

L’accesso all’archivio storico è libero e gratuito negli orari di apertura dell’Istituto: da lunedì a giovedì 9.00-13.00, martedì e giovedì anche 15.00-19.00. La sala studio dispone di dieci posti a sedere, sono disponibili il collegamento internet, scanner e fotocopiatrice. Per il servizio di consulenza occorre prendere appuntamento con la responsabile dell’archivio.

Gli inventari degli archivi conservati dall’Istituto sono in corso di revisione e collaudo al fine della loro pubblicazione on-line all’interno della banca dati della Regione Emilia-Romagna IBC-xDAMS (http://archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it/ibc-cms).

Al fine di valorizzare e rendere maggiormente accessibile la documentazione sono stati intrapresi, nel corso degli anni, diversi progetti di riordino e inventariazione, con la parallela pubblicazione di strumenti per la ricerca dei documenti stessi e la creazione di banche dati informatizzate, in collaborazione con enti ed istituzioni territoriali.

Una prima banca dati in rete e on-line, ISIS, è stata costituita alla fine degli anni Novanta e ha reso disponibili i documenti conservati nell’archivio storico dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia e quelli degli Istituti associati o collegati e delle istituzioni che, per affinità tematiche delle loro raccolte archivistiche, hanno reso consultabili anche i loro dati.

 Accedi alla banca dati della rete degli archivi Insmli

 

L’Istituto storico, in anni più recenti, ha partecipato al progetto Archivi@ che mette in comunicazione tra loro gli inventari degli archivi storici del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari e del Centro documentazione donna, oltre che dell’Istituto storico: l’utente può individuare in quale archivio è collocato il documento fisico oggetto dello studio, ed esaminare una prima indicazione descrittiva e di datazione, con diversi livelli di approfondimento da una qualsiasi postazione informatica con accesso ad internet.

Accedi alla banca dati Archivimodenesi

 

La rete locale Archivi@ è collegata alla rete nazionale Archivi del Novecento, che raccoglie 83 istituzioni culturali italiane con oltre 750 fondi archivistici descritti, di cui circa 280 con inventario analitico a livello di fascicolo o di documento; in alcuni casi i documenti sono interamente scansionati e fruibili online come immagine digitale. Le schede biografiche disponibili online sono alcune centinaia.

Dalla primavera 2015 la rete è in via di ristrutturazione in seno alla Direzione generale archivi (DGA) nell'ottica di ridar vita alla rete nell'ambito di un nuovo portale tematico DGA dedicato alla politica e cultura. La pubblicazione online è prevista per la primavera 2016.

Accedi al sito provvisorio di Archivi del Novecento

 

L’Istituto storico di Modena dal 2007, pur mantenendo la propria presenza attiva nella banca dati dell’Istituto nazionale, ha aderito al Progetto ArchiviaMo, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, per valorizzare gli archivi storici del territorio modenese dei secoli XIX e XX. Il progetto prevede la pubblicazione degli inventari all'interno del sistema informativo curato dall'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, IBC Archivi, e tramite sistemi informativi a carattere tematico come Archivi del Novecento. A breve saranno consultabili online i primi inventari degli archivi posseduti dall’Istituto storico di Modena

 Accedi alla banca dati IBC-Archivi